In questa pagina vengono progressivamente pubblicati i contenuti inviati dai soci in risposta all'invito "Covid-19, racconta la tua esperienza professionale", formulato dalla SICPRE. Chi desidera inviare la propria testimonianza può scrivere all'indirizzo segreteria@sicpre.it.


Il più giovane con i più anziani:
il volontariato di uno specializzando

Nonostante sia attualmente iscritto al primo anno di Scuola di Specialità presso la Clinica di Chirurgia Plastica dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova, già dal mio secondo anno come studente di Medicina mi sono arruolato nel Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, componente forse meno celebre della corrispettiva civile, o femminile, le famose “crocerossine”, che bene risaltano nell’immaginario collettivo, ma assai antica e che da decenni presta il suo servizio al fianco delle Forze Armate, in tempi di pace e guerra. Allo scoppio della pandemia Covid-19 avevo subito offerto la mia disponibilità ad essere richiamato in servizio. L’attività in Reparto a Padova era ridotta del 50% e dedicata alla sola chirurgia plastica d’urgenza ed oncologica, e avendo già maturato un anno d’esperienza in Pronto Soccorso e Guardia Medica prima dell’ammissione in Scuola di Specialità di Chirurgia Plastica, sentivo di poter essere utile là dove il virus aveva colpito più duramente. Il mio direttore Prof. Franco Bassetto ha prontamente appoggiato la mia richiesta, ma per oltre un mese non ho ricevuto nessuna convocazione.

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Da Chirurgia Plastica a reparto Covid
L'esperienza del CTO di Torino

Da tre settimane ormai il mio reparto, al CTO di Torino, è stato trasformato in reparto COVID. I nostri pazienti sono stati smistati in altri piani e ci è stata chiesta la partecipazione volontaria a coprire i turni ( 3 nelle 24 ore, un po’ meno di un turno di guardia). Questo impegno ovviamente in aggiunta ai miei turni di guardia e al lavoro di routine che al momento è ridotto. Mi hanno fornito tutta la dotazione del caso in termini di presidi. La vestizione (soprattutto la svestizione) è lunga e laboriosa; con due camici più la divisa , due mascherine sovrapposte e la visiera fa un caldo terribile! La cosa più difficile è stata riprendere in mano nozioni di medicina interna e farmacologia che avevo dimenticato, nel caso più benevolo, oppure non esistevano ancora, dato che sono passati più di trent’anni. Per fortuna la medicina va avanti. Ad ogni turno trovo qualche malato nuovo e purtroppo anche qualcuno in meno… Si sta avverando uno degli scenari più spaventosi: un chirurgo plastico ci cura la polmonite. Per ora il morale di tutti è buono e lo trasmettiamo anche ai pazienti.
Massimo Navissano, CTO di Torino, Consigliere SICPRE


Volontario per pazienti Covid:
una telefonata che cambia la vita

Il vero cambiamento della mia attività è arrivato nel giorno in cui il Primario effettua una chiamata che quasi nessuno si sarebbe aspettato: la direzione aziendale chiede disponibilità su base volontaria per assistere i pazienti Covid. Insomma, se arrivano a chiamare anche noi chirurghi plastici, che spesso ci sentiamo impreparati o non adeguati a cause “maggiori”, vuol dire che la situazione è davvero in peggioramento. Pensare che sino a qualche giorno prima le notizie diffuse erano tali da farci pensare di minimizzare quanto stesse accadendo, quasi al punto da reagire “infastiditi” a parenti o amici che continuavano a chiederci conto della cosa. Eppure la situazione cambiava, di giorno in giorno, i peggiori timori si dimostravano progressivamente reali, tutti abbiamo dovuto ritrattare le nostre opinioni iniziali, facendo mea culpa, informando chiunque ci stesse vicino di seguire strettamente le direttive a riguardo di protezione personale e – alla fine – di quarantena. La mia attività si è improvvisamente trasformata, passando da non avere mai un minuto libero a lavorare poche ore al giorno, per portare avanti solo interventi non differibili e le relative medicazioni ambulatoriali. Tutto finché non ho ricevuto quella chiamata.

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Urgenze, controlli e tanta disponibilità:
il lavoro al tempo del Covid-19

Io mi occupo di chirurgia ricostruttiva così come di estetica e di vascolare (sono specialista in chirurgia plastica e vascolare) nelle strutture del gruppo Policlinico Abano, in Abruzzo, Marche e Veneto. Fino a metà marzo abbiamo svolto attività a pieno regime in tutti i settori. Da qualche settimana, invece, l’attività è rivolta alle urgenze (soprattutto oncologiche) e ovviamente a seguire tutti i pazienti operati che non possono essere abbandonati e devono guarire. Inoltre per alleggerire le attività minori ospedaliere visitiamo e trattiamo tutte le persone (anche in studio privato) che hanno problemi “relativamente urgenti”, come sospette trombosi, flebiti, problemi di protesi ecc, anche operati in altri ambienti per evitare gli spostamenti. Auguri a tutti buon lavoro e raccomando attenzione.
Umberto Scotti, Policlinico Abano


Il contributo della chirurgia plastica
nei reparti sub-intensivi

Sabato 11 aprile inizierò a lavorare come volontario facendo le guardie nel reparto di terapia sub-intensiva polmonare in due ospedali del Gruppo MultiMedica, il San Giuseppe di Milano e quello di Castellanza, in provincia di Varese. L'attività di volontario si affiancherà a quella che continuo a svolgere, di responsabile del reparto di Chirurgia Plastica presso l'ospedale San Giuseppe. Questa struttura è uno dei punti di riferimento in Lombardia, notoriamente la regione più colpita dal coronavirus, ma ha comunque conservato un percorso “pulito”, tenendo aperti e operativi reparti come la chirurgia plastica e la ginecologia e ostetricia, la chirurgia generale ed altri ancora.

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Padova si organizza
con l'Action Plan Covid 19

Fin dal primo annuncio di contagio in Italia, presso la Clinica di Chirurgia Plastica dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, oltre che attivare immediatamente i presidi di protezione su pazienti e operatori, abbiamo istituito un gruppo PSAC (Plastic Surgery Against Coronavirus), una unità di crisi, di cui sono responsabile, che sta studiando nuove strategie sia di terapia anti-Covid-19, su principi molto vicini alle patologie di competenza della nostra specialità, sia nuovi modelli organizzativi delle attività di Chirurgia Plastica, espletabili in un momento come questo di emergenza sanitaria. Il gruppo lavora per produrre Protocolli, progetti di ricerca (uno è già in valutazione da parte del Comitato Etico), documenti, schemi organizzativi, Papers (“Effectiveness of preventive measures against Covid-19 in a Plastic Surgery Unit in the epicenter of the pandemic”. Plastic and Reconstructive Surgery, in press), e per mantenere una corretta organizzazione assistenziale e didattica. A Padova siamo nella sesta settimana di emergenza e la Clinica di Chirurgia Plastica va avanti con 2 sale operatorie al giorno al 5° piano del Monoblocco, il nostro, che hanno sempre funzionato. Una sala è attiva dalle ore 8 alle18 per la patologia neoplastica non rinviabile (mammella, melanomi, sarcomi) e le urgenze di chirurgia della mano più impegnative (ad esempio abbiamo avuto una concentrazione di 6 traumi di chirurgia della mano, coinvolgenti il pollice in 48 ore, di cui 2 devascolarizzazioni che hanno richiesto la microchirurgia). L’altra sala è in funzione h24 con tutte urgenze minori gestite dagli Specializzandi con i Tutor reperibili.

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Organizzazione e razionalizzazione
per operare al meglio in tempo di Covid

Il coronavirus ha cambiato la vita di ciascuno di noi e come medico e chirurgo mi sento in prima linea. L’ attività nell’Unità di Chirurgia della Mano e Microchirurgia, presso il gruppo MultiMedica, avanza anche se la pandemia ha mutato la nostra pratica clinica. Con il mio team abbiamo provveduto a una divisione in due sottogruppi: i miei collaboratori più esperti e autonomi si occupano della gestione delle urgenze, mentre i giovani più aggiornati di studi si adoperano nei reparti Covid. La turnazione delle attività prevede anche la razionalizzazione delle strutture. L’ospedale di Castellanza, unico dei tre del Gruppo MultiMedica mantenuto Covid-free, ha un accesso diretto delle ambulanze con una procedura di accettazione telematica per saltare il PS e i rischi di contaminazione, sia per adulti, sia per bambini. Come per i colleghi che si occupano di oncologia mammaria, tutti i pazienti vengono sottoposti a screening pre-operatorio con TC polmonare, in modo da ottimizzare la sicurezza per sanitari e pazienti. La mia attività direttiva si dedica non solo ai miei collaboratori e specializzandi, ma anche ai terapisti della mano che ho redistribuito così: un terzo in reparti Covid per mobilizzazione pazienti, un terzo a gestione dei post-traumi, un terzo a confezionare maschere facciali in termoplastico a sostegno di pazienti in decubito prono. Infine, l’attività di docenza non è interrotta, ma mutata. Procediamo con 2 ore di lezione a giorni alterni per le Scuole di Plastica e Ortopedia e corsi di aggiornamento settimanale sulle procedure di prevenzione e tutela del personale sanitario e di utilizzo dei PDI.
Giorgio Pajardi – UOC Chirurgia della Mano, Gruppo MultiMedica, Milano

La pratica clinica cambia,
in attesa delle linee guida

Il coronavirus ha sicuramente avuto un grande impatto sulla mia vita professionale. Nel rispetto delle indicazioni generali e del buonsenso, lo studio è chiuso e non faccio chirurgia estetica. La mia attività prosegue invece in ospedale, presso l'Humanitas Research Hospital di Rozzano (MI), dove con i miei collaboratori continuiamo ad eseguire le ricostruzioni in seguito a interventi post-oncologici, soprattutto nell'ambito della chirurgia mammaria. Lavorare in uno dei 15 Hub identificati da Regione Lombardia per il trattamento intensivistico dei pazienti affetti da coronavirus ha implicato, oltre ad una netta riduzione dell’attività della chirurgia elettiva e dell’attività ambulatoriale, anche lo sviluppo di modifiche nella pratica clinica delle attività cliniche non procrastinabili quali il trattamento del carcinoma mammario e la chirurgia ricostruttiva. Da quando lo sviluppo dell’epidemia è diventato esponenziale mettiamo in campo una serie di attenzioni nel preoperatorio, intraoperatorio e postoperatorio al fine di eseguire la chirurgia ricostruttiva nel modo più sicuro per i pazienti e gli operatori. Stiamo pertanto immaginando di tradurre tali raccomandazioni in linee guida. Sicuramente, non essendo in prima linea nell'emergenza Covid- 19, i miei ritmi di questo periodo sono più lenti, ma comunque cerco di non adagiarmi. Organizzo infatti le mie giornate dandomi degli obiettivi e delle scadenze, in modo da rimanere concentrato e produttivo. Per quanto riguarda l'attività non ospedaliera, mi dedico soprattutto all'aggiornamento scientifico e alla scrittura di articoli, aspetti della professione ai quali durante la vita "normale" non riesco a dedicare tutto il tempo che vorrei. L’attività didattica non è sospesa. Oltre all'attività universitaria, sto partecipando all'organizzazione del primo webinar PSG dedicato a soci specializzandi e soci ordinari. Insieme al Presidente Eletto Carlo Magliocca e a un mio medico in formazione analizzeremo l’intervento di mastoplastica additiva a 360°, dall’approccio diagnostico al trattamento dei casi estetici, fino ai casi malformativi sempre più frequenti e al centro di alcune pubblicazioni che ho firmato con il mio gruppo.
Marco Klinger - Università degli Studi di Milano, Humanitas Research Hospital di Rozzano (Milano)